Tam Tam Digifest

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12a EDIZIONE
IN GENIUS STAT VIRTUS

10 luglio / 3 dicembre 2017

Caserta - Palazzo delle Arti e del Teatro
Napoli - Teatro Spazio Libero


Motori di Ricerca

 

           PROGRAMMA          
5 LUGLIO - 3 DICEMBRE 2017

 

Martedì 10 luglio
PRESENTAZIONE LIBRO

Presentazione del libro su “Bob Dylan cantautore da Nobel” con Antonio Tricomi di Repubblica Napoli  moderato da Francesco Massarelli

Venerdì 20 luglio
INCONTRO

Incontro con Bruno Colella autore del film “ My Italy” introdotto da Francesco Massarelliy

Domenica 14 ottobre
DIBATTITO


Dibattito “La contaminazione felice - Prova d’attore” sugli incontri storici tra cinema e teatro a cura di Clara Costanzo, Patrizio Ranieri Ciu e dell’associazione Ali della Mentee

Domenica 21 ottobre
DIBATTITO

Dibattito “ La contaminazione felice ” sull’ incontro tra cinema e pittura a cura di  Clara Costanzo, Patrizio Ranieri Ciu e dell’associazione Ali della Mente

 


 

Palazzo delle Arti e del Teatro – Corso Trieste 239 – Caserta
Teatro Spazio Libero – Via del Parco Margherita 28 – Napoli

info e programmi su : http://www.tamtamdigifest.it/

In collaborazione con Ass. cult. Ali della Mente e PAT Palazzo Arti e Teatro
webmaster: Roberto Tupone - Linux Club Italia

 


Direzione artistica: Giulio Gargia


Scheda 12a Edizione

“IN GENIUS STAT VIRTUS” è il tema della 12° edizione del Tam Tam DigiFest la rassegna dedicata alle innovazioni digitali nel racconto audiovisivo, che quest'anno si svolge tra Napoli e Caserta, dal 5 luglio al 3 dicembre, con incontri, proiezioni, e dibattiti con gli autori per un pubblico attento e curioso alle novità.

Ma quali sono “ le genialità ritrovate ” che raccontiamo in questa nuova edizione della rassegna ?

Intanto quella di un musicista premio Nobel della Letteratura , Bob Dylan di cui il 10 luglio abbiamo presentato il libro  “Bob Dylan - cantautore da Nobel” con intervento degli autori Antonio Tricomi e Gianfranco Coci seguita dalla proiezione del film “ IO NON SONO QUI “  di Todd Haynes con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere.

Con l’introduzione di Francesco Massarelli, il giornalista Antonio Tricomi ha ripercorso le diverse tappe della vita e della musica di Bob Dylan, dagli inizi della sua carriera come cantante folk alla conquista dell’apice del successo nei primi anni ’60, dalla controversa svolta verso il rock, all’incidente di moto e al conseguente ritiro dalle scene fino all’ultima parte della sua carriera. 

Abbiamo poi raccontato cosa succede quando il genio viene misconosciuto, portando sugli schermi  l'associazione a delinquere "con il più alto tasso di cultura di sempre" di Smetto quando voglio. Il gruppo  decide di ricostituirsi quando una poliziotta offre al capo, Pietro Zinni, uno sconto di pena e a tutto il gruppo la ripulitura della fedina penale, a patto che aiutino le forze dell'ordine a vincere la battaglia contro le smart drug .

Con “ My Italy” di Bruno Colella facciamo invece un’incursione in uno dei luoghi dove il genio è a casa sua da sempre, l’arte contemporanea. Un produttore italiano ed il suo assistente si aggirano per l'Europa in cerca di fondi per finanziare un progetto cinematografico che racconta la vita e le opere di quattro grandi artisti di arte contemporanea: il polacco Krzysztof Bednarski, il danese Thorsten Kirchhoff, l'americano Mark Kostabi ed il malesiano H.H. Lim; i quattro artisti, protagonisti della scena dell’arte contemporanea anche nella realtà, sono tutti innamorati dell'Italia e hanno casa a Roma. Parallelamente a questa ricerca, i quattro protagonisti verranno catapultati in vicende ed avventure tra l'incredibile e il paradossale.

Altra patria del genio per antonomasia è la nostra città, raccontata in maniera originale dalla docufiction di Enrico Caria “ Vedi Napoli e poi muori” . Con la sua sensibilità di autore satirico e umoristico  (insieme al regista Felice Farina) ha illustrato a suo modo - ma un modo puntuto, che non la "butta a ridere" - quella che non solo i periodici allarmi giornalistici percepiscono come la capitale della criminalità, dell'insicurezza, dell'impossibilità di vivere serenamente e onestamente. E cosa succede quando periodicamente ondate di civismo cercano di opporsi a queste dinamiche.

Il 22 ottobre sarà la volta della proiezione di “ The yes man fix the world”. Racconteremo come un gruppo di genietti della truffa mediatica a fin di bene usino i meccanismi del mainstream televisivo per beffare grandi gruppi multinazionali dediti all’accumulazione senza più alcuna regola, come la Dow Chemical responsabile del massacro di Bhopal in India. Tutto ciò divertendosi e con il sorriso sulle labbra.

Il 5 novembre il genio del male della finanza globalizzatrice e i suoi effetti perversi sono anche protagonisti di “ Confessioni di un sicario dell’economia” il film di Stelios Kouloglu tratto dall’omonimo libro di John Perkins L’autore era al servizio degli USA in qualità di «sicario dell'economia» in Centro, Sudamerica e Vicino Oriente. Il suo compito era quello di essere ricattatore, corruttore, istigatore e agente, allo scopo di rendere dipendenti Stati e clan. Sotto la veste ufficiale di consulente, Perkins era in realtà lo scagnozzo di una potenza mondiale che vuole assicurarsi il controllo del petrolio e di altre risorse. Dopo l'attentato alle Torri Gemelle, Perkins ha deciso di rendere pubblico il suo operato.

Ci trasferiamo poi a Napoli a Spazio Libero dove il 26 novembre il nostro meta racconto si occupa del genio pionieristico che infrange Il monopolio informativo con la storia raccontata da Claudia Cipriani ne  “  La guerra delle onde - storia di una radio che non c'era ”.

Il film racconta come una piccola radio clandestina fatta da esuli comunisti seppe diventare la prima emittente in grado di incrinare il monopolio della Rai a tal punto che contro di lei si accanì anche il governo italiano, come testimoniano le interpellanze parlamentari dell'epoca.

Superata la fase artigianale degli esordi, negli anni Radio Oggi in Italia si perfezionò e si caratterizzò per la tempestività dell'informazione e per la costante polemica con la Rai.

Fu il primo organo d'informazione a dare notizia dei fatti di Ungheria nel 1956, anticipò la radio di stato nell'informare dell'accordo tra Kennedy a Krusciov sulla crisi dei missili a Cuba e diede per prima l’annuncio che la "Legge truffa" del '53 non era scattata.

In pochi anni acquisì grande popolarità ( riuscendo anche a toccare il record dei 4 milioni di ascoltatori), divenendo una seria antagonista al monopolio dell’informazione Rai. Osteggiata per vent’anni dal governo democristiano italiano, cessò di trasmettere per volontà dell'Unione Sovietica dopo l’invasione di Praga nel '68 per aver palesato posizioni pro-Dubcek.

Il 3 dicembre chiuderemo con 2 documentari classici . Il primo, “ Reporter”,  di un premio Pulitzer come Nicholas Kristof che s’interroga su come governare “ il genio di Internet” per indirizzarlo verso la cooperazione globale e che ruolo possa avere l’informazione in questa sfida. Il secondo “ Uno strappo all’etichetta ”, di Giulio Gargia, ambientato nella convention dei no global di Porto Alegre del 2005, testimonia la ricerca di un “ genio collettivo” che possa salvare il pianeta da catastrofi globali come il cambiamento del clima e l’esplosione demografica.

Incontri e dibattiti

  • Il 10 luglio presentazione del libro su “Bob Dylan cantautore da Nobel” con Antonio Tricomi di Repubblica Napoli  moderato da Francesco Massarelli
  • Il 20 luglio incontro con Bruno Colella autore del film “ My Italy” introdotto da Francesco Massarelli
  • Il 14 ottobre dibattito “ La contaminazione felice - Prova d’attore” sugli incontri storici tra cinema e teatro a cura di Clara Costanzo, Patrizio Ranieri Ciu e dell’associazione Ali della Mente
  • Il 21 ottobre dibattito “ La contaminazione felice ” sull’ incontro tra cinema e pittura a cura di  Clara Costanzo, Patrizio Ranieri Ciu e dell’associazione Ali della Mente

I luoghi della rassegna

Palazzo delle Arti e del Teatro – Caserta

Il PAT (Palazzo Arti e Teatro) è un luogo storico sito nel centro di Caserta, in corso Trieste 239, angolo via Galilei, che ha deciso di aprire i suoi spazi e il suo magnifico giardino alla programmazione di spettacoli teatrali, proiezioni di film, presentazioni di libri, recital di poesie ed eventi artistici e culturali.

Il Palazzo rappresenta un'interessante esempio di struttura inizio secolo (1910) di gusto liberty e insieme agli altri edifici ancora presenti sul corso forma un'ambiente tardo-neoclassico. Per queste ragioni il Palazzo è protetto dalla Sovrintendenza delle Belle Arti, riconosciuto bene di interesse storico-artistico (legge 1.6.1939 n° 1089) e vincolato con Decreto Ministeriale dell'11 aprile 1989.

Teatro Spazio Libero

In questo spazio sono nati artisticamente Mario Martone e Toni Servillo ed è da sempre un luogo dedicato alle arti visive a cui il Museo Madre recentemente ha dedicato questa descrizione .

È il 1974 quando Vittorio Lucariello – poeta, pittore, scrittore, appassionato e studioso di cinema e teatro – decide di aprire una vera e propria factory di matrice warholiana nel cuore della città partenopea. Per caso Lucariello reperisce in via del Parco Margherita un sottoscala composto da tre locali distinti e comunicanti: dopo aver apportato modifiche strutturali trasformandolo in un unico ambiente, sceglie il nome adatto per un luogo che, in quel particolare momento storico e politico, auspicava una più ampia libertà e interconnessione delle varie espressioni artistiche, con l’obiettivo di sensibilizzare la realtà napoletana al teatro sperimentale e d’innovazione: “Spazio Libero”.
Lucariello era appena rientrato da Roma dopo una lunga collaborazione con Giuseppe Bartolucci, il quale lo aveva coinvolto, nel 1973, nell’organizzazione della sezione teatrale di Contemporanea: nella mostra arti visive, architettura, cinema, teatro, musica, danza e fotografia dialogavano grazie ai lavori di artisti internazionali, selezionati dai vari curatori, fra cui Achille Bonito Oliva, Giuseppe Bartolucci, Paolo Bertetto, Alessandro Mendini, Bruno Corà. L’incontro con Bartolucci era stato però preceduto da un’altra amicizia che per Lucariello sarà determinante per il suo futuro impegno culturale: quella, nel 1959, con Renato Caccioppoli, il quale gli trasmette il valore dell’ approccio multidisciplinare all’arte, formulando la necessità di una fusione fra i diversi linguaggi artistici.
Il 18 gennaio 1975 Spazio Libero debutta: va in scena il primo spettacolo, per la regia di Vittorio Lucariello, Lucky Strike, con Alba Primiceri, Serena Macedonio, Teresa di Maio, Francesco Liguori, Franco Silvestri, in cui lo spettatore veniva portato nel mondo simbolico del sogno, in un viaggio nel profondo Sud “a bordo di un cavallo pazzo”. Lo spettacolo riscosse un successo soprattutto di critica e Spazio Libero venne così confermato tra le realtà teatrali italiane più interessanti dell’epoca, come quelle di Spoleto o il Beat 72 di Roma, con le quali il regista iniziò una stretta collaborazione.
A partire da quella data, nel nuovo spazio teatrale napoletano, si contarono dalle quattro alle sei regie all’anno, con la partecipazione di attori emergenti come Toni Servillo e Mario Martone, il gallerista Lucio Amelio, critici come Leo Aloisio, Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna, e perfino l’artista americano Andy Warhol il quale, in visita a Napoli per cercare un luogo di esposizione per le sue opere, andò a prendere visione dello spazio.
Nel 1977 Lucariello portò in scena lo spettacolo cardine di tutta la sua visione artistica e poetica: D’altronde sono sempre gli altri che muoiono, lavoro interamente dedicato a Marcel Duchamp e al dadaismo, interpretato da Mario Martone, Rossella Baldari, Rossana Basile, Carlotta De Fusco; seguì poi Rrose Selavy nel 1978, contemporaneamente ad attività multidisciplinari, come mostre fotografiche ed esposizioni di quadri, proiezioni di film, allestimenti di installazioni, tavole rotonde, queste ultime poi confluite nella rassegna Informazione ’78.
Nel 1982 Lucariello approda alla Biennale di Venezia con Città Sahara, riscuotendo un nuovo successo di critica, soprattutto grazie alle pagine di Enrico Fiore su “Paese Sera”. Dalla fine degli anni ottanta Lucariello incentra sempre più il suo interesse sulle sorti del mondo contemporaneo, anticipando con lo spettacolo Prova generale del 2000 i conflitti economici, sociali e politici di fine secolo; la sua ricerca è rivolta al futuro, con un’attenzione particolare al sostegno ai giovani autori e attori, alle problematiche sociali ed alle scoperte scientifiche.
L’allestimento al Madre presenta per la prima volta materiali inediti tratti dall’Archivio di Spazio Libero scelti in modo tale da costituire una serie di contrappunti visivi della storia di questo spazio inteso come esperienza teatrale in cui lo specifico del teatro si fondeva in un unico progetto con arti visive, fotografia, cinema, critica, e che, relazionandosi ora con il contesto della collezione in progress del Madre, mette in prospettiva il concetto stesso di collezione permanente con il dinamismo, la natura performativa e la coesione interdisciplinare delle sperimentazioni artistiche che caratterizzarono, e caratterizzano, la scena culturale napoletana.
In particolare sono stati selezionati oggetti di scena e documenti dei tre spettacoli principali dell’attività registica di Vittorio Lucariello fra il 1975 ed il 1982: Lucky Strike, D’altronde sono sempre gli altri che muoiono e Città Sahara, accompagnati da una proiezione di fotografie inedite di Cesare Accetta, testimonianza più completa dei diversi spettacoli, insieme a due lavori del primo progetto espositivo di Lino Fiorito, NA.NY.NA. del 1980, che rientrava nella rassegna multidisciplinare TEE Milano/Roma/Napoli, che si tenne a Spazio Libero.
Rilievo particolare è stato dato allo spettacolo D’altronde sono sempre gli altri che muoiono, andato in scena nel 1977 e tratto dal testo scritto da Achille Bonito Oliva, pubblicato l’anno precedente, sulla vita di Marcel Duchamp. Di questo intervento teatrale, che prende il nome dall’epigrafe tombale dello stesso Duchamp, è stata ricostruita completamente la scena, con gli oggetti conservati nell’Archivio di Spazio Libero che, insieme, costituiscono una presentazione degli elementi più significativi e iconici dell’arte duchampiana, come la ruota di bicicletta, l’orinatoio, la gabbia, che, nelle mani del giovane attore Mario Martone, divenivano in scena veri e propri protagonisti parlanti.

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